OLIVO E OLIO \ TENDENZE DI MERCATO –

I mercati internazionali risentono dell’influsso ispanico. Ma da gennaio nel Belpaese il prezzo dell’extra è salito, fino ad arrivare a 2,39 e in maggio e a 3,49 €/kg in giugno. Negativo, per ora, il saldo della bilancia commerciale

Rialzo dei listini, l’Italia si affranca dalla Spagna

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Eccoci di nuovo a sentire da Madrid i primi rumors sulla produzione della campagna prossima. Non si è fatto in tempo ad archiviare la campagna produttiva 2013/14 che ha raggiunto il record di 1,77 milioni di t, quasi triplicando le 618mila t dell’anno prima. Superati abbondantemente gli 1,6 milioni di t di due anni fa, risultato insperato all’inizio delle fasi di molitura e raccolta.
Ma ora, con l’inizio dell’estate, i primi rumors sugli esiti della prossima campagna attestano quella che potrebbe essere la prossima disponibilità spagnola a livelli inferiori a questi. Certo è che fare previsioni ora è a dir poco prematuro, ma sembra che il mercato abbia da subito accolto questa primissima indicazione con un rialzo dei listini. Nella migliore tradizione, quindi.
In Spagna dopo mesi in cui le quotazioni alla produzione dell’extravergine avevano perso centesimo dopo centesimo arrivando a 2,02 Є/kg del mese di maggio, dai 2,16 di gennaio, peraltro già in fase calante, in giugno la repentina risalita fino a 2,10 Є/kg. C’è stata una domanda un po’ più dinamica da parte degli imbottigliatori e questo ha permesso ai detentori di riprendere fiato.

L’influenza iberica
A Jaen in giugno si è arrivati a chiudere contratti sfiorando i 2,4 Є/kg, mentre in altri parti dell’Andalusia si sono sfiorati anche i 2,20 Є/kg. A dimostrazione di questo ritrovato entusiasmo del mercato iberico anche i dati relativi al lampante. In giugno infatti questo prodotto è salito a 1,84 Є/kg guadagnando 18 cent rispetto al mese prima. Anche il mercato dei futures di Jaen, l’unico di questo tipo nel mercato dell’olio, sembra aver recepito le notizie della prossima raccolta con incrementi delle quotazioni sui contratti a termine.
Stranamente la Grecia non è sembrata così reattiva agli aumenti spagnoli. Nel Paese ellenico, che a differenza della Spagna, non aveva nella campagna in corso alcuna flessione delle quotazioni, da marzo ad ora si registrano prezzi alla produzione dell’extra stabili sui 2,79 Є/kg, mentre sul lampante giugno ha mostrato qualche tendenza ribassista. Forse la flessione delle esportazioni è uno dei motivi che non spingono i produttori a tirare troppo sui prezzi.
La Tunisia, Paese tradizionalmente più condizionato dalle vicende iberiche, ha mostrato flessioni da alcuni mesi nelle quotazioni dell’extra arrivando ai 2,36 Є/kg di maggio, mentre in giugno sono rimaste stabili. Inoltre, così come in Grecia sta perdendo anche il lampante.
Sarà interessante osservare se è solo una questione di ritardo nel cogliere il trend spagnolo o se le dinamiche dei due Paesi competitor si svincoleranno una volta tanto dall’influenza a livello internazionale della Spagna, o meglio, la subiranno di meno.

La risalita dello Stivale
Ad essersi affrancata, almeno per la prima parte del 2014 dalle vicende iberiche, sembra essere proprio l’Italia che, dopo una prima fase flessiva in autunno, da gennaio in poi ha visto risalire i listini dell’extra fino 2,39 Є del mese di maggio e ancora in giugno arrivando a 3,49 Є/kg.
Nel Barese i listini hanno raggiunto i 3,66 Є mentre nel Foggiano i 3,54 Є/kg. In Calabria e in Sicilia c’è stato solo qualche lieve aggiustamento sia verso l’alto sia verso il basso, ma di entità minima.
Anche per il lampante, sebbene non con l’intensità del prodotto spagnolo, si sono avuti nel mese di giugno centesimi in più. Le quotazioni medie all’origine sono salite infatti a 1,57 Є/kg contro 1,54 del mese prima, dopo mesi di discesa.
Come largamente prevedibile la maggior disponibilità spagnola per la campagna in corso ha fatto sì che anche gli scambi internazionali dell’Italia, dopo la frenata del 2013, riprendessero a salire. E, secondo i dati Istat del primo trimestre 2014, sono state soprattutto le importazioni a crescere e non poco.
Al +37% dei volumi acquistati fuori dai confini nazionali, che in tre mesi hanno sfiorato le 180mila t, si affianca anche un +10% della spesa.
La maggior domanda italiana si è molto concentrata su lampante e raffinato di oliva, anche se il grosso dell’import è nel segmento dell’olio extra e vergine (+26%).
A far la parte del leone, e non poteva che essere così, è stata la Spagna che nei primi tre mesi dell’anno ha spedito in Italia 159mila t di prodotto, l’88% del totale, quadruplicando il risultato dello stesso periodo dell’anno prima. Questo per un valore meno che proporzionale rispetto ai volumi.
A farne le spesa la Grecia che, con appena 10mila t, ha ridotto di oltre l’80% le proprie consegne in Italia.
La ripresa c’è stata anche nell’export italiano, sebbene il +4% dei volumi abbia portato nelle casse italiane solo il +1% del valore.
Tali dinamiche di import-export, hanno portato dopo due anni a un saldo negativo della bilancia commerciale. Ma è veramente prematuro tirare somme solo con i dati dei primi tre mesi dell’anno.
Bene l’export italiano negli Usa, +4% in volume e +2% in valore, mentre segna il passo in Germania (-1% dei quantitativi).
Praticamente annullate le esportazioni verso la Spagna. Ma questo era un flusso anomalo attivato lo scorso anno proprio per la minore disponibilità iberica.

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