Qualità certificata, tanti ancora gli ostacoli

Le denominazioni Dop e Igp garantiscono il consumatore e rappresentano un’opportunità per promuovere la nostra produzione oleicola


qualità

L’orientamento del consumatore verso l’acquisto di olio extravergine di oliva del quale viene garantita non solo la provenienza, ma anche una qualità certificata nella più ampia accezione, può rappresentare una opportunità per verificare quali prospettive future si stanno delineando per la produzione oleicola italiana attualmente impegnata ad acquisire, e a mantenere, spazi nella internazionalizzazione dei mercati che premia oltre misura la codificazione del prodotto su parametri esclusivamente chimici previsti dalla normativa vigente, e non su quelli organolettici e sensoriali. Una tendenza già in atto che nel breve termine tende a vanificare la vera identità territoriale dell’olio extravergine a favore di altri oli di oliva che si fregiano impropriamente di caratteristiche e “virtù” di qualsiasi comune grasso vegetale.

I riconoscimenti
Non vi è dubbio che la congiuntura economica negativa ha portato, e tuttora porta, a un cambiamento “forzato” nei consumi di oli extravergini a discapito di quelli con una tracciabilità che, oltre a certificare il processo produttivo dall’oliveto al confezionamento, favoriscono la salubrità e la diversificazione sensoriale del prodotto.
Purtroppo, la contrazione del potere di acquisto degli italiani ha avuto l’effetto di indirizzare l’acquisto di oli di oliva che nei circuiti commerciali vengono offerti a prezzi non praticabili dagli olivicoltori a causa dei costi di produzione non comprimibili.
Tale situazione di precarietà ha attivato canali di importazioni anche dal nord Africa dove, oltre ai gasdotti, si stanno moltiplicando gli “oleodotti” (vedi accordi Ue con Tunisia).
Invasioni di “masse oleose” a fronte delle quali i produttori olivicoli-oleicoli hanno intensificato, con il supporto di istituzioni pubbliche, private e forme associative, un’attività di promozione sui mercati esteri facendo registrare aumenti dell’export di oli extravergini con caratteristiche organolettiche di livello superiore a quelle generalmente riscontrabili nelle reti di distribuzione internazionali.
Un’acquisizione di segmenti di mercato da considerare delle nicchie, ma che rappresentano una opportunità per aprire nuovi canali di commercializzazione all’eccellenza di prodotti agro-alimentari, fra i quali l’olio extravergine divenuto un alimento sempre più apprezzato e richiesto in altri Paesi non tradizionalmente consumatori (Stati Uniti, Germania, Cina, Giappone, e altri).
Il trend positivo può essere consolidato con una ulteriore qualificazione del prodotto facilitata dalla vasta biodiversità varietale del nostro patrimonio olivicolo che consente una diversificazione territoriale dell’olio extravergine, la risposta a una domanda sempre più segmentata verso l’eccellenza e la tipicità del prodotto.
Un obiettivo che l’olivicoltura italiana sta perseguendo da tempo con il riconoscimento da parte della Ue di 42 Dop e 1 Igp (dati 2014) che pongono l’Italia al vertice europeo (fig. 1).
Un numero di riconoscimenti al quale non corrisponde una quantità di produzione certificata e di fatturato (fig. 2); punto critico che, nonostante il grande potenziale di eccellenza delle Dop e Igp, può essere superato con una più efficiente organizzazione strutturale della produzione e con un più incisivo marketing. Un “sistema olivicolo-oleicolo” che, oltre a richiedere la semplificazione delle procedure burocratiche, persegua una strategia globale sui mercati nazionali e internazionali in grado di creare i presupposti per la presenza commerciale dei singoli marchi.

Leggi l’articolo completo su Olivo e Olio n. 2/2016 L’Edicola di Olivo e Olio

 


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