Meccanizzazione raccolta –

La versatilità raggiunta oggi dalle macchine consente di cogliere il prodotto anche in oliveti tradizionali, su alberi di grandi dimensioni o addirittura secolari. E le macchine scavallatrici premettono di operare negli impianti superintensivi.

Ogni oliveto ha il suo cantiere: così il frutto rimane integro

Bacchiatore

Questo articolo analizza i modelli di cantieri di raccolta riportando indicazioni, seppure sintetiche, sul panorama del settore sempre più ricco di soluzioni tecnico-costruttive che in campo si dimostrano idonee non solo a contenere i costi dell’operazione, ma anche a garantire la qualità del lavoro, oggi più che mai indispensabile per mantenere l’integrità morfologica del frutto indipendentemente dall’indice di maturazione

Su piante alte

Oggi la meccanizzazione è stata introdotta anche in oliveti con piante di grandi dimensioni (10-14 metri di altezza) nei quali la raccolta avveniva utilizzando lunghe scale sulle quali i raccoglitori si arrampicavano con elevati rischi, oppure raccogliendo da terra le olive a seguito della cascola naturale del frutto, compromettendo la successiva produzione di olio, per lo più classificato merceologicamente come “lampante”.

Situazioni che sono state di fatto superate con cantieri di raccolta costituiti da testate scuotitrici montate su bracci telescopici allungabili oltre i 10 metri, abbinate a raccattatrici che raccolgono le olive cadute a terra, a seguito delle vibrazioni, in apposite piazzole meccanicamente compattate e preventivamente pulite con spazzolatici. Il prodotto così raccolto viene separato direttamente in campo dalle foglie e da altri materiali inerti (terra, rami ecc.) da apposite cernitici.

È anche possibile stendere delle reti sotto le chiome delle piante per raccattare manualmente le olive cadute a seguito dell’azione del vibratore che, dovendo operare su tronchi e su rami di notevoli diametri, su chiome di 60-70 mc, richiede motori di potenza di 90-110 kW.

Da prove condotte in Calabria sulla cultivar Ottobratica, risulta che il cantiere di lavoro vibratore-raccattatrice del frutto direttamente sulla piazzola, consente una capacità di raccolta di 315-320 kg/ora/operaio, di poco superiore al risultato che si ottiene utilizzando il vibratore con le reti sistemate sotto le chiome della piante (305 kg/ora/operaio). È, però, da sottolineare che quest’ultima soluzione comporta la presenza di otto operai per la movimentazione delle reti.

È importante segnalare che nel cantiere vibratore-piazzola la qualità delle olive raccolte è inferiore rispetto a quella che si ha utilizzando cantieri vibratore-reti, con inevitabili conseguenze negative sulla classificazione merceologica dell’olio di oliva prodotto, mentre con la seconda soluzione si producono oli extravergini.

I bacchiatori

I bacchiatori rappresentano un’altra tipologia di raccoglitrici costituite da un pannello generalmente di forma quadrata sul quale sono inserite aste vibranti, oppure da un cilindro oscillante sul quale vengono montate aste radiali.

Queste testate sono portate da un braccio mobile montato su trattrici o su macchine industriali, generalmente escavatori dotati di piattaforma girevole che consentono una migliore maneggevolezza del braccio riducendo in parte i posizionamenti della testata, che in questo modo fa aumentare la capacità di raccolta.

L’interazione che si instaura tra chioma e frutto, mediante il bacchiatore, provoca un’azione di oscillazione e di pettinatura delle chiome, a iniziare dall’esterno per penetrare progressivamente all’interno.

I bacchiatori ad aste vibranti, rispetto a quelli con aspo, consentono una migliore penetrazione della testata nelle zone interne della chioma anche in presenza di vegetazione folta.

La condizione ottimale per aumentare la capacità di raccolta si verifica quando i sesti di impianto dell’oliveto hanno una distanza tra le piante tale da ridurre i tempi di movimentazione della macchina e le chiome non sono in contatto fra loro; la giacitura del terreno non deve superare certe pendenze, anche se recentemente con l’applicazione di dispositivi elettronici si ottiene l’automazione della movimentazione e della operatività del bacchiatore permettendo così la raccolta anche in oliveti con pendenze oltre i limiti consigliati.

Se non utilizzati da operatori esperti nel modulare l’intensità e la vibrazione dell’azione delle testate, i bacchiatori possono provocare defogliazione e lesioni sui rami e sui frutti: lesioni che favoriscono infestazioni di rogna soprattutto in cultivar sensibili a questo patogeno, e danni all’integrità del frutto, con conseguenze negative sulla qualità dell’olio.

Le scavallatrici

La raccolta in continuo con macchine scavallatrici in oliveti superintensivi rappresenta la soluzione ottimale, a condizione che l’operazione venga svolta su piante le cui dimensioni non superino i 3 metri di altezza con una larghezza della fascia produttiva inferiore a 1,20 m, nella quale i rami fruttiferi siano regolarmente distribuiti lungo l’asse principale, e la chioma sia di limitate dimensioni.

Caratteristiche morfologiche che si riscontrano nelle varietà spagnole Arbequina e Arbosana e nella greca Koroneiki, tutte dotate, inoltre, di elevata capacità di fruttificazione: caratteristiche che ancora non presentano le varietà italiane sulle quali si stanno conducendo ricerche e sperimentazioni con l’obiettivo di giungere ad analoghi risultati, senza però penalizzare quelle componenti organolettiche delle olive dalle quali si ottengono oli extravergini che, per le loro proprietà nutrizionistiche e sensoriali, si collocano a livelli superiori nel panorama oleicolo mondiale.

Le scavallatrici non sono altro che vendemmiatrici nelle quali vengono apportate alcune modifiche al momento della raccolta delle olive, quali l’aumento del numero degli elementi scuotitori per meglio adattarli alla fascia produttiva dell’oliveto, la dotazione di un convogliatore nella parte anteriore del tunnel di raccolta per facilitare l’ingresso del filare degli olivi nel gruppo raccoglitore e la possibilità di regolare la larghezza del tunnel al fine di consentire l’ingresso del filare stesso in relazione alla sua dimensione. Con un unico passaggio la raccolta è pressoché totale, indipendentemente dal grado di maturazione, della dimensione e della resistenza al distacco delle olive, con limitati danni alle piante (escoriazioni, sbrancature ecc.). Le scavallatrici possono essere impiegate a iniziare dal 3° anno dall’impianto, a differenza degli scuotitori che è opportuno utilizzare dal 6°-7° anno.

La capacità lavorativa, in moduli di superficie olivetata superiori a 3-4 ettari, è di circa due ore/ettaro.


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