Occhio di pavone, interventi su olivo

La più importante e diffusa malattia fungina dell’olivo


www.olivoeolio.it

L’occhio di pavone (Spilocaea oleaginea) è la più importante e diffusa malattia fungina dell’olivo e si manifesta in forma più o meno grave in relazione alla suscettibilità varietale, alle condizioni vegetative delle piante e alle situazioni pedo-climatiche dell’oliveto. Le infezioni più gravi si registrano negli impianti ad alta densità e nelle zone vallive meno arieggiate, dove si verifica una maggiore persistenza di umidità. Alcune operazioni colturali, come la potatura, possono contribuire a ridurre le infezioni in quanto, mediante lo sfoltimento della chioma, si favorisce una maggiore aerazione dell’apparato vegetativo con conseguente riduzione del tempo di bagnatura delle foglie.

Sintomi

Il patogeno attacca essenzialmente le foglie sulla pagina superiore delle quali si riscontrano macchie circolari, di colore che varia dal grigio chiaro al verde scuro, circondate da un alone giallo. In relazione al numero delle macchie e alla superficie da esse occupata, le foglie tendono ad ingiallire e cadono anticipatamente, con conseguente riduzione della superficie assimilante della chioma, scarsa fioritura e mancata allegazione. Il patogeno determina il processo infettivo con temperatura ottimale di 18-20 °C e quando la superficie fogliare è ricoperta da un velo d’acqua per parecchie ore. Ciò occorre sia per effetto delle piogge prolungate sia per la presenza di umidità relativa prossima alla saturazione o per nebbie persistenti. Pertanto l’acqua rappresenta l’elemento indispensabile per l’instaurarsi dell’infezione e per la diffusione della malattia; questa avviene per merito dei conidi prodotti sulla superficie delle foglie attaccate e diffusi nell’ambiente attraverso la stessa acqua o il vento. Nella generalità dei casi le condizioni ottimali per lo sviluppo della malattia si verificano essenzialmente nel periodo primaverile e in quello autunnale e, nei comprensori olivicoli più meridionali, anche durante il periodo invernale quando l’andamento climatico stagionale decorre particolarmente mite. Le infezioni primaverili hanno un periodo di incubazione più lungo (2-3 mesi) rispetto a quelle autunnali che invece si evidenziano in breve tempo (15-20 giorni) e sono caratterizzate da macchie più piccole.

Strategia


Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 13/2016 L’Edicola di Terra e Vita


Pubblica un commento