Contro la rogna dell’olivo un esempio di lotta virtuosa

Potatura e trattamenti rameici si sono dimostrati efficaci per recuperare e riportare in produzione un oliveto calabrese gravemente affetto da rogna. Un modello di difesa integrata ecosostenibile da imitare per altre fitopatie


rogna

La rogna dell’olivo è una malattia batterica, ampiamente diffusa nelle zone olivicole del bacino del Mediterraneo e anche in altre aree del mondo, la cui gravità, fortemente influenzata da diversi fattori (quantità e composizione della popolazione epifitica di Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi, Pss, suscettibilità varietale, condizioni climatiche, pratiche colturali e fitosanitarie, ecc.), può determinare perdita di vigore, progressivo indebolimento della pianta con disseccamento di alcune branche, incompleta maturazione delle drupe con riduzione quanti-qualitativa della produzione olivicola.
La capacità del batterio di possedere una fase epifitica ed una endofitica che ne consente rispettivamente la moltiplicazione sulla superficie di foglie, rami ed anche drupe, se presenti, e la colonizzazione della pianta invadendo gli spazi intercellulari e i tessuti vascolari, senza sintomi visibili, risulta determinante non solo nel garantire la sopravvivenza del batterio ma costituisce una fonte d’inoculo già presente nell’ospite.
Il batterio può causare infezioni durante tutto l’anno (primavera e autunno i periodi più favorevoli), ma la formazione dei tubercoli, su tronco, branche, branchette e rametti, con cui la malattia diventa visibile, può richiedere da poche settimane a qualche mese, in funzione delle condizioni climatiche.
I tubercoli, irregolarmente sferoidali e di dimensioni variabili, fessurandosi facilitano l’emissione delle cellule del batterio sulla superficie, favorendone la diffusione; allo stesso tempo essi costituiscono un habitat in cui Pseudomonas savastanoi si moltiplica o sopravvive quando le condizioni ambientali divengono sfavorevoli (inverno, estate calda e asciutta).
La penetrazione nell’ospite richiede la presenza di ferite, prodottesi naturalmente (abscissione delle foglie) o artificialmente (potatura, bacchiatura delle olive), o per grandinate e/o freddi tardivi; di contro i rigori invernali, specie quando intensi, fanno sì che la pianta sia meno recettiva alle infezioni e il batterio inattivo. In condizioni favorevoli, la concomitante presenza di inoculo batterico può causare gravi epidemie perché si vengono a creare numerose microlesioni che rendono possibile l’insediamento di Pss nei tessuti dell’ospite. Inoltre l’inoculo di Pss è disponibile per la sua diffusione a breve (pioggia, vento, insetti, pratiche colturali) e lunga distanza tramite impiego di materiale propagativo infetto asintomatico (Quesada et al., 2012). Non a caso, Pss è inserito in programmi di certificazione sanitaria in diversi Paesi europei, Italia compresa, allo scopo di fornire, specie per nuovi impianti, materiale propagativo esente dal batterio (Eppo, 2006).
Ancora oggi, la difesa si basa su interventi preventivi di tipo agronomico e chimico (rame) (Quesada et al., 2010) che se correttamente utilizzati permettono di ridurre il rischio d’infezione e il recupero di oliveti con gravi attacchi di rogna.

 

Leggi l’articolo completo su Olivo e Olio n. 4/2016 L’Edicola di Olivo e Olio


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