Cresce la propensione all’acquisto di olio di qualità

Ma nello scaffale regna la confusione. Lo rileva un’analisi di Unaprol su dati Iri Infoscan


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«Lo scaffale italiano non distingue appieno la qualità dell’offerta del vero made in italy» è quanto emerge da un’analisi condotta dall’Unaprol su dati Iri Infoscan, relativa al periodo da febbraio 2015 a gennaio 2016. Dall’indagine si «evidenzia una netta prevalenza dell’olio extra vergine di oliva, con l’85% delle vendite in volume e l’87% in valore. Se si analizza la variazione delle vendite nella gdo tra l’olio extra vergine e l’olio di oliva negli ultimi 12 mesi, si evidenzia, un lieve incremento delle vendite sia in volume che in valore, per il primo, mentre l’olio di oliva registra una contrazione delle vendite, ma un incremento del loro valore. Tale andamento invita a riflettere sul fatto che a un aumento consistente delle vendite in valore dell’olio extra vergine, +22,7%, si registra un incremento lieve dei volumi venduti, e questo comportamento conferma una propensione dei consumatori ad acquistare un prodotto di maggiore qualità, anche a prezzi maggiori. Tuttavia resta la differenza di soli 75 centesimi tra i prezzi medi dell’olio extra vergine e dell’olio d’oliva, che non è in linea con le loro differenti caratteristiche intrinseche, e ciò può essere attribuito in parte anche al fatto che l’olio d’oliva viene spesso collocato sullo scaffale insieme all’extra vergine, senza disporre i prodotti in modo tale da evidenziarne le differenze qualitative».


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