PRIMO TAGLIO –

Il primo taglio è da fare in aprile. Consigliati duetre interventi l’anno per riequilibrare l’assorbimento di acqua tra olivi e terreno inerbito. Intanto occorre concludere la potatura annuale per garantire produzioni elevate e costanti per quantità e qualità

Competizione idrica è tempo di sfalciare

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Negli oliveti non inerbiti è tempo di effettuare lavorazioni meccaniche per favorire l’accumulo di acqua piovana nel terreno aumentandone la permeabilità e interrompendo la capillarità, ed eliminare nel contempo la flora spontanea, fortemente competitiva con l’olivo per quanto riguarda acqua ed elementi nutritivi. Le erpicature primaverili hanno lo scopo di eliminare le infestanti e sminuzzare lo strato superficiale di terreno; con le lavorazioni primaverili si provvede inoltre all’interramento dei concimi e, in alcuni casi, anche dei residui della potatura. La fresatura del terreno deve essere alternata con un’erpicatura leggermente più profonda per rompere la “suola di lavorazione” che limita la permeabilità all’acqua e favorisce fenomeni di erosione.

Come e quando tagliare

Nei terreni inerbiti si richiedono annualmente due-tre sfalci per limitare la competizione idrico-nutrizionale nei confronti degli olivi; possono essere utilizzati barra falciante o trincia erba (consigliati quelli a coltelli snodati e con dispositivi scavalcanti per eliminare le infestanti anche vicino al tronco) o trincia sarmenti, se si effettua anche la trinciatura dei residui di potatura. Il taglio va eseguito a 5-6 cm da terra per non pregiudicare la capacità di ricaccio; la biomassa prodotta va lasciata in superficie come strato pacciamante.

Il primo sfalcio va effettuato alla fine delle piogge invernali (aprile), con piante erbacee relativamente alte a formare un buono strato pacciamante poiché, fino a questo periodo, generalmente non si verificano problemi di competizione idrica. I tagli successivi vengono eseguiti quando il cotico raggiunge 15-20 cm di altezza; in genere si effettua un secondo taglio a fine maggio-giugno e un ultimo sfalcio prima della raccolta per agevolare la movimentazione delle reti per il recupero delle olive.

In condizioni di scarse disponibilità idriche, il primo sfalcio deve essere tempestivo e quelli successivi più frequenti per ridurre la competizione idrica mentre, se la disponibilità di acqua è buona, si può ritardare lo sfalcio per incrementare la sostanza organica apportata con l’inerbimento. L’eventuale trinciatura del materiale di potatura assieme alle erbe protratta fino a primavera inoltrata (maggio-giugno) consente la disponibilità di un’abbondante mistura di moderata degradazione che, formando uno spesso strato pacciamante, svolge un’azione di ombreggiamento a riduzione del successivo germogliamento e un’azione di protezione verso l’eccessivo riscaldamento del terreno (che induce evaporazione) e il ruscellamento superficiale delle acque meteoriche.

Quando il controllo meccanico del prato è reso difficoltoso dalla pendenza del terreno, si può ricorrere al pascolamento di ovini (in tal caso si consiglia di tenere le chiome sollevate dal terreno perché le pecore mangiano le foglie dell’olivo). Il carico di animali deve essere ben proporzionato per evitare l’eccessivo impoverimento del cotico, la compattazione superficiale del terreno e fenomeni di erosione.

L’inerbimento può essere naturale (ottenuto con flora spontanea) oppure artificiale (con semina di una specie o di miscugli di più specie). Le specie utilizzate dovrebbero avere caratteristiche di rusticità e longevità, garantire una copertura del terreno tempestiva ed omogenea, avere un modesto sviluppo, un apparato radicale superficiale e limitati fabbisogni idrico-nutrizionali (quindi poco competitive nei confronti dell’olivo) e a modesta manutenzione (numero ridotto di tagli), avere una buona resistenza al calpestamento, apportare una elevata quantità e qualità di sostanza organica al suolo ed avere sementi di facile reperibilità e a basso costo.

I miscugli dovrebbero essere di specie con caratteristiche complementari per velocità di insediamento e durata: le graminacee sono tendenzialmente più rustiche e più efficaci nel controllo dell’erosione, poiché associano alla rapida copertura del suolo un’ottimale pacciamatura con residui di sfalcio duraturi ed abbondanti. Le leguminose, grazie alla fissazione atmosferica, arricchiscono il terreno in azoto, consentendo di ottenere un cotico quasi autosufficiente riguardo alle esigenze azotate.

Prevenire i parassiti

La presenza di un cotico erboso sotto l’oliveto determina una situazione di maggiore umidità nella parte bassa della chioma; si consiglia pertanto un’attenta prevenzione contro l’occhio di pavone (Spilocaea oleagina), un fungo che determina macchie concentriche sulle foglie causando consistenti defogliazioni, nonché ripercussioni sull’induzione a fiore delle gemme e riduzione della capacità produttiva. Una chioma arieggiata e corrette pratiche agronomiche, quali potatura e concimazioni senza eccessi di azoto, riducono i rischi d’infezione, così come la scelta di varietà meno sensibili a tale patogeno. Nelle chiome affastellate, dove ristagna maggiore umidità, sono possibili anche infestazioni di cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae), un insetto che si nutre della linfa elaborata dell’olivo, e collaterali attacchi di funghi saprofiti (fumaggine) che si nutrono delle sue secrezioni zuccherine.

Nel caso di terreno inerbito, gli elementi minerali vanno somministrati in superficie. Per fosforo, potassio e sostanza organica è opportuno anticipare l’intervento in autunno, subito dopo la raccolta, per consentire alla copertura vegetale di assorbire e traslocare gli elementi in profondità a chiusura del loro ciclo vitale, e agli agenti atmosferici di disgregare le particelle di sostanza organica, per consentire un più intimo contatto con il terreno e un facile assorbimento da parte dell’apparato radicale dell’olivo risalito in superficie.

Al momento della trinciatura può essere opportuno effettuare concimazioni che apportino azoto prontamente disponibile (circa 30 kg/ha di azoto) per sopperire alla temporanea sottrazione di questa sostanza da parte dei microrganismi demolitori dei materiali legnosi.

Si consiglia di ultimare le operazioni di potatura, che preferibilmente devono essere svolte tutti gli anni. La potatura annuale, eseguita in maniera razionale, consente produzioni elevate e relativamente costanti, in termini sia di quantità sia di qualità, garantisce una buona illuminazione e aerazione della chioma, utile anche a ridurre la suscettibilità alle avversità parassitarie e una più facile esecuzione delle stesse operazioni di potatura e raccolta (frutti di buone dimensioni, chioma facilmente esplorabile per la raccolta manuale e agevolata e strutturalmente rispondente all’utilizzo dello scuotitore da tronco).

Turno biennale

Il turno biennale determina una riduzione del costo di potatura, comportando una diminuzione del tempo medio/anno per l’esecuzione dei tagli; può essere applicato in ambienti vocati e in oliveti in cui le piante siano ben supportate dalla tecnica colturale (soprattutto concimazione e irrigazione) nell’anno in cui non vengono potate. Con il turno biennale la potatura è relativamente intensa ed aumentano i rischi dell’alternanza di produzione. Inoltre le piante nell’anno in cui non sono potate tendono ad essere più suscettibili all’attacco di patogeni e fitofagi, a causa dell’elevata fittezza della chioma (problemi maggiori con varietà caratterizzate da vegetazione densa e/o più suscettibili a tali avversità).

Gli inconvenienti descritti per il turno biennale sono molto maggiori per il turno poliennale (potatura eseguita ogni 3-5 anni). Con il turno biennale e, soprattutto con quello poliennale, negli anni di non potatura si possono avere frutti di piccole dimensioni e con minore contenuto in olio, specialmente se le piante non sono ben sostenute con la tecnica colturale.

Particolare attenzione va riservata all’intensità di potatura, che influisce in maniera determinante sull’equilibrio vegeto-produttivo delle piante. In caso di turno annuale, una corretta intensità di potatura garantisce una buona produzione, un adeguato sviluppo di nuovi germogli fruttiferi (20-40 cm di lunghezza) in grado di assicurare una buona produzione anche nell’anno successivo e un limitato sviluppo di succhioni. Un’intensità troppo elevata comporta uno squilibrio in senso vegetativo, quindi una limitata produzione e lo sviluppo di germogli molto lunghi e un elevato numero di succhioni. Un’intensità troppo bassa comporta invece un’elevata produzione, limitato sviluppo di germogli (quindi scarsa base produttiva per l’anno successivo), scarsa emissione di succhioni, una chioma piuttosto folta e densa in cui la luce e l’aria hanno difficoltà a penetrare, con conseguenti problemi di tipo fitosanitario. 

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