Uno è il ceppo di Xylella presente in Puglia

L’Italia rischia pesanti sanzioni per la mancata attuazione delle disposizioni comunitarie.


Xylella

È stato pubblicato il 18 agosto scorso l’ultimo parere dell’Efsa, sulla questione della Xylella fastidiosa che ha colpito gli olivi della Puglia e che ha scatenato accese polemiche sulle modalità di contrastare la diffusione dell’infezione.

La Commissione aveva formulato una serie di quesiti agli esperti dell’Agenzia europea per la sicurezza agroalimentare e con il primo di essi, al quale è stato risposto però solo alla fine, si chiedeva di conoscere se la popolazione di Xylella fastidiosa subsp.pauca, presente in Puglia è eterogenea e cioè appartenente a diversi ceppi presenti nella zona infetta, oppure è appartenente ad ceppo unico denominato Co.Di.RO.

Secondo la disamina condotta dall’Efsa sulle più recenti evidenze scientifiche disponibili non vi è prova che più tipi di Xylella fastidiosa siano presenti in Puglia.

Uno studio isolato aveva, infatti, sollevato la questione della presenza di più tipi genetici di X. fastidiosa nella zona pugliese, ma gli esperti Efsa di salute delle piante hanno replicato che al momento non esiste alcuna prova a sostegno di tale ipotesi.

Per raggiungere tale conclusione il gruppo di esperti dell’Efsa sulla salute dei vegetali ha recensito la più recente letteratura scientifica e analizzato i dati di sequenziamento del Dna tratti da campioni raccolti nella zona. In tutti i documenti esaminati si concludeva che i campioni di Dna raccolti da olivi e da altre piante appartengono allo stesso tipo di sequenza, chiamato “ST53”.

Per l’analisi dei dati di sequenza, il gruppo scientifico ha utilizzato una apposita banca dati, creata nel 2005, che contiene le sequenze di Dna di quasi 300 campioni di X. fastidiosa.

Non ci sono quindi altre informazioni, in questo momento a sostegno dell’idea che, oltre al ceppo denominato CoDiRO, esistano altri ceppi diversi.

Il gruppo ha tuttavia sottolineato che, per poter fornire risposte più complete sulla questione, occorrono ulteriori studi con campioni di maggiori dimensioni e che gli studi dovrebbero includere un’analisi del completo sequenziamento del genoma di X. fastidiosa.

Questo ultimo parere va ad aggiungersi a quelli precedenti espressi sempre dall’Efsa a marzo 2016 in base alle richieste della Commissione e che confermavano la correttezza sotto il profilo scientifico, delle direttive impartite per combattere l’infezione.

Il gruppo di esperti riteneva, infatti, che la rimozione delle piante infette, in un approccio basato sul sistema, è l’unica opzione per evitare l’ulteriore diffusione del patogeno a nuove aree. Veniva poi precisato che nella fascia esterna della zona di contenimento al confine con la zona cuscinetto, la rimozione delle piante infette e monitoraggi rigorosi possono essere efficaci nel prevenire la diffusione del patogeno nella zona cuscinetto.

Nello stesso parere si confermava che nelle aree di recente introduzione, come i nuovi focolai nella zona cuscinetto, la rimozione rigorosa di entrambe le piante infette e di tutte le piante ospiti, indipendentemente dal loro stato di salute all’interno di un raggio, come descritto nella normativa europea vigente, può essere efficace nel ridurre la diffusione degli agenti patogeni. Infine, a conferma della correttezza delle direttive comunitarie si affermava che la riduzione delle popolazioni di vettori mediante l’applicazione di mezzi chimici o biologici, trattamenti meccanici o altri metodi sostenibili, può avere effetti di rallentamento della diffusione del patogeno.

 

Leggi l’articolo completo su Olivo e Olio n. 5/2015 L’Edicola di Olivo e Olio


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