Caldo e temporali. E i funghi crescono

L’estate, eccezionale per le temperature, ha favorito la loro propagazione. In autunno consigliati sali di rame per occhio di pavone, cercosporiosi e lebbra. Contro la mosca occorre prima verificare i livelli di infestazione nelle drupe


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I mesi estivi sono stati, dal punto di vista meteorologico, particolarmente anomali con temperature al di sopra della media, specialmente nelle regioni centro settentrionali, e nel mese di luglio con temperature settimanali che si sono assestate su valori superiori al normale anche di 5/6 °C. I temporali estivi, a volte anche violenti, che si sono alternati a periodi particolarmente caldi possono aver favorito lo sviluppo di diverse patologie fungine. Queste avversità trovano condizioni di sviluppo ottimali proprio nell’alternanza di precipitazioni e innalzamenti termici, situazioni che favoriscono la sporificazione degli agenti patogeni (riproduzione asessuata con formazione di conidi). D’altronde l’andamento stagionale del 2014 e della prima parte del 2015 aveva determinato un consistente incremento del potenziale di inoculo dei rispettivi agenti di malattia sulla vegetazione, inoculo che si mantiene vitale anche nei periodi più caldi, rendendo così possibile il verificarsi di infezioni autunnali precoci tanto causate da Mycocentrospora cladosporioides (agente di cercosporiosi) quanto indotte da Spilocaea oleagina o Colletotrichum gloeosporioides.

Occhio di pavone
Per quanto riguarda l’occhio di pavone (S. oleagina), la malattia si sviluppa a livello fogliare inizialmente in maniera asintomatica per poi manifestarsi sulla pagina superiore delle foglie con tipiche macchie concentriche e tondeggianti di colore grigio e alone giallastro (foto 1). Nel mese di settembre i propaguli del fungo, differenziatisi su foglie già colpite dalla malattia, sono diffusi dalle gocce di pioggia e possono dare origine a nuovi processi infettivi che si manifesteranno solamente ad autunno inoltrato oppure nel corso della primavera successiva. Per evidenziare la presenza del patogeno è opportuno prelevare un campione di 200 foglie/ha scelte a caso da sottoporre al test della diagnosi precoce più volte descritto in questa rubrica. I trattamenti fitosanitari sono consigliati al superamento della soglia di intervento del 30-40% di foglie infette; valori soglia inferiori possono essere presi in considerazione in caso di varietà notoriamente suscettibili alla malattia, soprattutto se associate a giacitura ed esposizione dell’oliveto che favoriscono lo sviluppo del patogeno (es. oliveti di fondo valle nei quali l’umidità relativa rimane a lungo elevata). Nel periodo autunnale si consiglia di intervenire con prodotti a base di sali di rame, mentre formulati contenenti il principio attivo dodina andrebbero usati quando i livelli di infezione sono molto elevati.

Cercosporiosi e lebbra
Per quanto riguarda i patogeni, la cercosporiosi o piombatura dell’olivo, causata dal fungo Mycocentrospora cladosporioides, è una delle avversità più insidiose di questo periodo. I propaguli del fungo penetrano attraverso gli stomi all’interno dei tessuti fogliari e si sviluppano come endofiti. Successivamente con la fuoriuscita di conidiofori e conidi in corrispondenza della pagina inferiore compaiono i tipici sintomi della malattia con foglie che assumono un colore grigio piombo (da cui deriva il termine piombatura) e un aspetto fuligginoso (foto 2). Contemporaneamente compaiono a livello della pagina superiore clorosi ed ingiallimenti che con il tempo evolvono in imbrunimenti e disseccamenti del tessuto. I sintomi iniziano a partire dalle foglie basali dei rametti dell’anno e la malattia può provocare seri danni, legati alla prematura caduta delle foglie, in particolare su piante già debilitate per altre cause. Recenti studi epidemiologici, completati da prove di lotta (Fodale et al. 2009), hanno dimostrato che anche un solo intervento fungicida a base di ossicloruro di rame da solo o in associazione con dodina eseguito nel periodo di massima sporulazione di M. cladosporioides (fine settembre) è particolarmente efficace nell’abbattere le fonti di inoculo della cercosporiosi. I trattamenti con prodotti a base di rame sono fondamentali anche per il contenimento del fungo C. gloeosporioides che causa infezioni soprattutto a carico delle drupe note come lebbra dell’olivo.

La mosca
L’oliveto nel mese di settembre è esposto in tutte le regioni olivicole italiane agli attacchi della mosca (Bactrocera oleae). Le catture di adulti nelle trappole per il monitoraggio dell’insetto purtroppo non costituiscono un’informazione sufficiente per definire le strategie di difesa più idonee: occorre sempre verificare i livelli di infestazione nelle drupe per una corretta gestione fitoiatrica dell’oliveto. È infatti necessario effettuare settimanalmente un campione di 100 olive/ha raccolte a caso (1 oliva/pianta oppure 10 olive da 10 piante) e osservare, con l’aiuto di una lente contafili e di un bisturi, la presenza di uova e larve all’interno dei frutti (foto 3). Particolare attenzione va posta nei confronti delle uova e delle larve giovani di I e II età che costituiscono l’infestazione attiva. La soglia di intervento varia a seconda della strategia di difesa scelta: infatti i due principali metodi di controllo della mosca si basano su criteri di intervento differenti.
La lotta larvicida si realizza con interventi mirati alla devitalizzazione delle larve nei primi stadi di vita all’interno delle drupe; ciò consente di prendere in considerazione un valore soglia elevato pari al 10-15% di infestazione attiva nel campione considerato. Si esegue irrorando la vegetazione con prodotti fitosanitari ad attività insetticida dotati di caratteristiche citotropiche, cioè capaci di penetrare nel frutto e diffondersi nella polpa raggiungendo l’insetto bersaglio. I prodotti più utilizzati appartengono al gruppo degli insetticidi organofosforici, con netta preferenza per quelli più idrosolubili.
La lotta adulticida ha lo scopo di ridurre il livello della popolazione di mosca prima che le femmine abbiano deposto le uova. Pertanto è opportuno intervenire all’inizio della fase di ovideposizione, quando l’infestazione attiva è pari all’1-2% del campione esaminato. Il metodo prevede trattamenti su una porzione limitata della chioma, preferibilmente quella esposta a Sud, con una soluzione costituita da esche attrattive mescolate con prodotti fitosanitari ad attività insetticida. Il vantaggio di questa tecnica consiste in una sensibile riduzione della quantità di prodotto insetticida distribuito. Inoltre gli interventi con finalità adulticida si possono realizzare nelle aziende che agiscono in regime di agricoltura biologica impiegando come insetticidi prodotti a base di piretro naturale o spinosad (tabella 1) o contenenti il fungo entomopatogeno Beauveria bassiana. Piogge intense (>20 mm), cadute nei primi giorni successivi al trattamento, ne diminuiscono notevolmente l’efficacia e ciò rende necessaria la ripetizione dell’intervento.
Altre metodologie di controllo della mosca si possono realizzare sfruttando l’attività indiretta dei sali di rame normalmente impiegati contro i patogeni dell’olivo, attuando la cattura massale dopo aver installato un adeguato numero di trappole contenenti attrattivi alimentari associati ad un prodotto insetticida di contatto (metodo attract and kill). Questi due sistemi (impiego del rame e cattura massale) rappresentano una interessante prospettiva per i produttori di olive da olio con metodo biologico.
Validi strumenti di supporto alle decisioni fitoiatriche per la lotta alla mosca dell’olivo sono i notiziari fitosanitari, gestiti dai servizi di sviluppo delle Regioni o da associazioni olivicole (tabella 2).
Si raccomanda di rispettare sempre le indicazioni in etichetta dei prodotti fitosanitari impiegati e, nel caso di adesione a progetti di lotta integrata, di seguire i relativi disciplinari tecnici.n


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