Verde ornamentale –

Tramontata l’era di “falsi bonsai”, richiesti solo all’estero, e soggetti secolari, ora il mercato interno desidera piante decorative ma che producano anche i frutti. In netta crescita gli “esemplari bonsai”, espressione dell’abilità nell’arte cesoria.

Alberi d’olivo in giardino, l’Italia cerca la normalità

Alberetti di olivo

È confermato: l’olivo è tornato “normale”. La tendenza, già emersa quest’anno in occasione di Euroflora, la grande kermesse quinquennale di Genova, è stata convalidata in sede di Flormart, il salone internazionale del florovivaismo, attrezzature e giardinaggio, tenutosi a Padova nel settembre scorso.

Dopo le piante a tronco intrecciato, allevate a spalliera, impalcate su rete, ridotte a “falsi bonsai”, nanizzate meccanicamente o chimicamente, potate topiariamente, e dopo, al contrario, gli esemplari monumentali o secolari, la manifestazione patavina ha presentato un’ampia gamma di soggetti ornamentali “normali”. Ossia con un tronco cresciuto al naturale e con rami portati in forma libera alla sommità dello stesso, senza segni evidenti di potature o rallentamenti dell’accrescimento.

In vaso

Gli olivi ornamentali allevati in vaso, destinati a terrazzi o giardini, hanno finalmente un tronco lasciato libero di svilupparsi, sul quale sono solo stati soppressi i polloni radicali in modo da conferire al soggetto un portamento ad alberetto.

La chioma, anch’essa libera, porta com’è giusto i frutti della stagione in corso, regalando così all’acquirente la soddisfazione di un piccolo, prezioso raccolto da destinare alla salamoia fatta in casa.

Le varietà prescelte per la coltivazione in vaso sono ancora Leccino e Frantoio, le più adattabili, robuste e resistenti al freddo. La taglia delle piante è variabile da 0,8 a 2 m, per accontentare ogni tipo di esigenza.

Si tratta di piante ideali per la coltivazione in giardini, terrazzi o balconi di medie dimensioni in tutta Italia: basta solo avere l’accorgimento, nelle aree più fredde (dalla Val Padana in su), di pacciamare la superficie del terriccio con paglia o corteccia, avvolgere il vaso nella plastica pluriball e sollevarlo da terra con spessori in legno, e coprire la chioma con uno o più teli di non tessuto, a seconda della minima termica del luogo; eventualmente, la pianta così protetta può essere spostata in un punto riparato dalle intemperie, in particolare il vento freddo, le piogge insistenti e la neve: più che un consiglio, nella zona alpina lo spostamento in una cantina o soffitta luminosa, un porticato verandato o una vera e propria veranda o stanza non riscaldata è un obbligo necessario a salvare la pianta dal gelo.

Per contenere le dimensioni, in caso si diponga solo di spazi ridotti, è opportuna una potatura che tenda a ridurre l’espansione dei rametti verso l’esterno, senza però determinare un sovraffollamento di fogliame – foriero di malattie, già facilitate dall’allevamento in contenitore – all’interno dell’albero, dove qualche mirato intervento cesorio può rendersi necessario. Va specificato che ogni tipo di taglio praticato sulla chioma inciderà negativamente sulla produzione dei frutti, evento che non è determinate nella scelta dell’olivo come alberetto ornamentale, ma che è comunque molto gradito dall’appassionato, che spera ogni anno di poter ricavare un piccolo raccolto di olive da poter almeno trasformare in prodotto da mensa, se non in olio.

Potrebbe risultare un’idea simpatica e fidelizzante il cliente l’allegare alla pianta in vendita un cartoncino, legato a un rametto, in cui riportare i consigli sin qui forniti, che fanno parte di un know-how più avanzato rispetto al semplice mantenimento della pianta durante la bella stagione o per un solo anno.

Così come può interessare l’hobbista una schedina con una-tre ricette per rendere edibili le olive, con una salamoia o aromatizzandole in vario modo: è un piccolo accorgimento utile che potrebbe perfino incentivare l’acquisto non preventivato della piantina.

Naturalmente, nulla vieta di porre a dimora in giardino queste piante in vaso, sempre che la zona climatica di residenza lo consenta: nel Centro-Nord la posizione deve essere riparata in inverno, quando comunque, soprattutto nei primi anni, è bene proteggere la pianta con pacciamatura e teli di non tessuto. La messa a dimora in piena terra è invece del tutto sconsigliata nella zona alpina, per evidenti motivazioni climatiche. La potatura non sarà necessaria, se sono state rispettate le distanze da manufatti e altri alberi preesistenti.

Esemplari bonsai

In parallelo con le piante “normali”, il Flormart ribadisce, enfatizzandola, una linea che a Euroflora si era solo intravista: abbandonati già da un paio d’anni gli esemplari monumentali, vuoi per carenza di materia prima (visto, almeno sul territorio italiano, il positivo recupero di tali alberi direttamente in loco), vuoi per gli insuccessi determinati nel Nord Italia e in Europa centrale a causa degli ultimi inverni più gelidi del solito, vuoi per la crisi economica che si riflette anche nel mondo del giardinaggio “falciando” gli acquisti importanti, quest’anno si sta facendo decisamente strada la novità degli olivi “esemplari bonsai”, ossia piante ben più che adulte anche se non secolari, che vengono potate in forma di macro-bonsai.

I macro-bonsai

L’arte dei macro-bonsai consiste nel praticare il taglio dell’apparato radicale, sebbene non in forma così drastica come nei bonsai, unito al taglio dei rami all’inserzione sul tronco per conservare solo quelli maggiori e diretti verso l’alto, dove la chioma viene tagliata in orizzontale in modo da creare veri e propri palchi piatti, densi e compatti. L’effetto è scultoreo e spettacolare, determinando un’estetica geometrica che, ovviamente, sacrifica completamente la produzione di frutti in nome dell’estetica. Ma, si sa, chi acquista questo genere di piante le considera alla stregua di un mobile o un oggetto d’arredamento, trascurando completamente l’aspetto ludico-alimentare originario.

Si tratta di alberi che possono essere allevati in vaso, ovviamente di grandi dimensioni (diametro minimo 80 cm), ma anche posizionati in luogo favorevole in piena terra in giardino. La taglia più ridotta li rende molto più maneggevoli e facilmente inseribili nei giardini moderni, anche se il costo non è concorrenziale rispetto agli esemplari secolari, a causa del tempo e dell’elevata manodopera necessari ad allestire ogni singolo soggetto. La potatura macro-bonsai deve infatti essere applicata per circa un anno prima di destinare alla vendita la pianta. Inoltre, anche dopo l’acquisto l’albero tenderà spontaneamente a riassumere il portamento tipico della specie, il che richiede frequenti interventi cesori specialistici per mantenere le forme squadrate.

La nuova tendenza è stata abbracciata in ugual misura dai vivaisti di casa nostra e da quelli spagnoli, vista l’abbondanza di proposte italiane e iberiche in sede fieristica: quelle nazionali rispettano maggiormente i canoni geometrici che si rifanno all’antico “giardino all’italiana”, mentre le interpretazioni ispaniche si mostrano più libere e diversificate fra loro, con punte di “scompigliatura”, pur rimanendo nell’ambito dell’arte dei macro-bonsai.


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